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venerdì 11 febbraio 2011

Lezioni americane a Genova

Eccomi, dopo un po' di giorni, dovuti a inspiegabile "pigrizia da post", che stranamente e fortunatamente non hanno coinciso con la voglia di sperimentare in cucina. Eccomi ancora qua, con un arretrato di foto-ricette disperse sul pc, sulla macchina fotografica, e anche sulla videocamera...che non so come fare a recuperare seguendo almeno un minimo di ordine e soprattuto a ricordarmi gli ingredienti corrispondenti...non lo so, ma ancora....sono in fase di "pigrizia", spinta a scrivere solo dal desiderio di farmi viva con voi che ogni tanto mi leggete, per salutarvi e dirvi che sono comunque viva al di fuori del blog (non si sa mai!)....Smack!
Anche oggi niente ricette...solo un tentativo di racconto: la mia visita flash a Genova per il corso di Laurel dalla meravigliosa Patrizia. Non vi preoccupate, se ho una dote nello scrivere, è quella della sinteticità...penso.


Impressioni
Sabato 5 febbraio. Sveglia alle 7.30, doccia, ultimi preparativi: il biglietto del treno, cellulare, macchina fotografica, il grembiule...nooo....quello manca...cerco nel cassetto della biancheria, intravedo qualcosa di rosa fragola...Betty Boop andrà bene? Lo prendo, poi si vedrà. Un bacio alla famiglia e via alla stazione. Sono un po' agitata, se si escludono i viaggi da capotreno, è da molto tempo che non mi avventuro da sola in una città sconosciuta per incontrare persone semisconosciute, per partecipare al mio primo corso di cucina.
Il viaggio passa velocemente e tranquillamente, in compagnia del mio ultimo libro, La principessa di ghiaccio di Camilla Lackberg (con l'"a" con l'umlaut, ve lo consiglio!)
Foto tratta da http://www.targatocn.it
 In perfetto orario arrivo a Genova Principe, già dall'architettura interna della stazione intuisco la particolarità della città, i binari sono ad un livello inferiore rispetto al piano terra...un momento di smarrimento, ma poi mi faccio trasportare dal flusso di pendolari, che mi porta al salone della biglietteria, con qualche piccola difficoltà riesco a trovare l'uscita giusta che mi porta nella piazza degli autobus, dove c'era proprio il "mio" 33 che mi aspettava...m'informo velocemente sulla fermata esatta e mi siedo con gli occhi da turista.
Foto tratta da http://www.trovagenova.com/genova/castelletto/
Non so perchè stupidamente m'immaginavo Genova come una grande distesa in pianura di edifici grigi e moderni:  resisto alla tentazione di spiaccicare il naso al finestrino come una bimba, l'autobus inizia a salire lentamente fra le vie ripide e tortuose di questa città, mostrandomi generosamente il blu profondo del mare, che nettamente si accosta all'incredibile azzurro di un cielo primaverile in anticipo. Poi via via che entriamo nel cuore di Genova, scopro un'architettura imponente, insolita per gli occhi di una fiorentina: palazzi eleganti, in stile barocco, che mi hanno rimandato immediatamente alle grandi capitali europee, edifici che lentamente hanno cambiato stile, fino ad assumere quello più sobrio e geometrico, ma sempre elegante, dello stile liberty e post-liberty (chiedo scusa a Patrizia e agli appassionati di storia dell'arte, ma come ho intitolato nel post, sono impressioni).

"Ecco questa è la sua", la voce dell'anziano cortese signore mi riporta alla realtà, e mi indica anche la via esatta. Ringrazio frettolosamente e mi dirigo verso una ripida salita, l'indirizzo è giusto, mi addentro in una viuzza stretta col naso all'insù, si sussuegono maestosi palazzi, alberi e siepi, poi fortunatamente trovo il portone di Patrizia. La chiamo col cellulare (ma come avrei fatto 15 anni fa?) e mi risponde una voce squillante e allegra, che dopo poco prende le sembianze lontane di una sagoma affacciata al balcone qualche piano sopra la mia testa: "Ciao Claudia, sali, al piano.....".
Mi batte forte il cuore, sarà l'architettura dell'edificio (mi sembra un monumento), sarà la novità delle persone....trovo l'ascensore, d'epoca anche quello, con ancora la panca di legno all'interno (bellissimo): appena inizio a scorrere i piani, inizio a sentirmi più tranquilla, come se l'essere dentro quella cabina antica, mi facesse sentire parte integrante di cosa non so...(impressioni). Via via che mi avvicinavo alla "meta", una convinzione si faceva sempre più forte..non so perchè, ma sentivo che ad aspettarmi sul pianerottolo, non sarebbe stata la Melagranata, ma..."Benarrivataaaaa Mamma in pentola!"- Flavia?- Yesss!. Beh, almeno non c'è stato bisogno di rompere il ghiaccio, l'esuberanza di Cuocicucidici mi trascina nell'appartamento, dove finalmente posso conoscere la padrona di casa: una signora minuta, elegante e raffinata, con un sorriso smagliante...devo ammettere che all'inizio mi sono sentita un po' fuori luogo...e che luogo! Ad accogliermi nell'ingresso grande e arioso, un fascio di luce naturale che proveniva dalle grandi finestre dell'appartamento, butto un'occhiata veloce al resto della casa (oltre che di cucina sono appassionata anche all'arredamento) , mentre continuo ad essere "spinta", mi ritrovo in cucina dove riconosco Laurel, una bella ragazza, alta e in salute, capello corto, concentratissima  a preparare tutti gli ingredienti per il corso che sarebbe iniziato di lì a poche ore. Dopo le dovute presentazioni, con ancora lo stomaco in subbuglio, continuo a curiosare intorno come la bimba di prima che voleva spiaccicare il naso sul finestrino del bus: osservo e ascolto...Flaviaaaaaa...la piacevole colonna sonora di questi momenti che hanno preceduto il corso vero e proprio...ogni tanto riesco a chiaccherare anche con Patrizia, che gentilmente, su mia richiesta, mi fa da guida nel suo incantevole e direi...signorile appartamento.
Le due ore, in attesa delle altre partecipanti,  passano piacevolmente, mangiucchiando un po' d'insalata di pollo, gustandosi il meraviglioso panorama dalle grandi finestre (in stile liberty?), curiosando tra gli infiniti libri di cucina, barattoli, spezie, ecc...chiaccherando con Flavia e Patrizia (Laurel era davvero molto impegnata nelle preparazioni, veramente molto professionale), due amiche che più assortite di così...il bianco e il nero, il diavolo e l'acqua santa, la posatezza della seconda che si "accoccola", dolcemente rassegnata, all'effervescenza della prima: un bellissimo esempio di "diversità elettive"....Mentre sono assorta ed immersa piacevolemente in questo clima di allegria e rilassatezza, iniziano ad arrivare le altre partecipanti...ma questa è un'altra storia che potrete trovare qua, qui e di nuovo qua.
Io mi limito a proseguire il mio racconto con le immagini....avevo detto che ero sintetica, noo!?!
Laurel prepara...
La padrona di casa

Divagazioni texane originali....

Iniziamo con una coloratissima mimosa!

Metafotografia: il vero fotografo, Emilio Scoti.

Studenti attente!



Scusate la foto mossa...

...ma il mio uovo in camicia era vivo!

Il mio primo pancake...mosso anche lui, ma non ho scuse simpatiche!
The end...
ma spero...
to be continued
un'altra volta!
Daiiiiii.
Un bacio e un abbraccio.

mercoledì 2 febbraio 2011

Buio in sala!

Buio in sala! è una rubrica di recensione cinematografica, promossa dal blog Nati per delinquere, che insieme ad altri blogger, propongono altre rubriche a tema per ogni giorno della settimana, qua (il blog di Stimadidanno) l'elenco completo.
La cosa bella è che chiunque può partecipare alle rubriche, pubblicando un post sul proprio blog, rispettando l'argomento e il giorno, citando il blog che ha creato la rubrica e avvisando l'autore del blog. Questo il motivo per cui ho spostato la rubrica "Ben mangiare per ben essere" a domani.

Oggi vi vorrei indicare un film visto la settimana scorsa con le mie "amiche di cinema impegnato": La donna che canta. Quando mi è stato proposto, sono andata subito a leggere qualche recensione e devo dire che non ero stata molto incoraggiata, pensavo al grande film super impegnato, dai temi profondi, che non passa mai...un polpettone da festival sconosciuti, ma molto "accurturati" insomma! Ma cosa non si fa per passare una serata con le tue migliori amiche...E meno male che c'è l'amicizia: Erika grazie! E' stato un film bello, non di svago, ma pieno di tensione, dai ritmi incalzanti e cosa più importante, in grado di suscitare forti emozioni...il fatto che non mi sono addormentata è fortemente indicativo!
Dal mio punto di vista è un film sull'amore infinito che solo una madre può provare: un sentimento estremamente lucido, a tal punto, da sembrare "pazzo da legare".
Ma passiamo a delle recensioni più esaurienti, che mi limito a citare da siti più accreditati.

Dalla recensione di blog.panorama.it
“L’infanzia è un coltello piantato in gola che non si tira via facilmente”. Lo lascia scritto nel suo testamento Nawal Marwan […]. Nawal ha cambiato vita, è in Canada, lontana dal Paese che l’ha segnata, ma il passato non si cancella e si trasforma in un silenzio di dolore e rimorsi che la accompagna alla morte. E il passato e le sue tracce di orrore tornano fuori poderosi nelle vite dei suoi figli, i fratelli gemelli Jeanne (Mélissa Désormeaux-Poulin) e Simon (Maxim Gaudette), quando vengono incaricati di cercare un padre che pensavano morto e un fratello di cui ignoravano l’esistenza.
Inizia così la cavalcata irruenta negli anni della giovinezza di Nawal e in una terra del Medio Oriente mai nominata ma che si intuisce sia il Libano degli odi religiosi, dei massacri nei campi di rifugiati palestinesi da parte delle milizie cristiane, della dura rappresaglia musulmana sui civili cristiani, della ripugnante stupidità umana che fa sparare a sangue freddo alla schiena di una bambina, perché islamica, e salva un’altra donna solo perché le muove avanti un ciondolo con un crocifisso biascicando “sono cristiana” […]
Struggente, potente, evocativo, intenso, La donna che canta (Incendies) del giovane canadese Denis Villeneuve racchiude in sé tanti aggettivi, positivi […] E nonostante le atrocità, la guerra e le spietate torture che narra, ha con sé anche un messaggio di amore, nonostante tutto. “Niente è più bello dell’essere insieme” dice Nawal. […]

Dalla recensione di mymovies.it di Edoardo Becattini
[…] Al quarto lungometraggio, Denis Villeneuve dimostra di essere un regista con due ossessioni: la matematica e le tragedie contemporanee. […] La donna che canta è un film costruito come una formula e la prima inquadratura è la sua equazione: la prima immagine mostra infatti una finestra affacciata su una piantagione di ulivi, passando poi lentamente verso l'interno di una stanza dove un ragazzino rasato da dei miliziani palestinesi guarda verso di noi.
Dentro quello sguardo in macchina pieno di rabbia e innocenza si situa l'avvio e la soluzione dell'intricata epopea di due gemelli canadesi alla ricerca della verità sulle loro radici. Le indagini scorrono parallele al percorso travagliato che porta la madre cristiana a diventare una dissidente politica, subire reiterate violenze e poi fuggire in Quebec. […]
Le ambizioni di La donna che canta sono quindi molto alte: cercare di raccontare un pezzo della sanguinosa storia recente della Palestina attraverso una drammaturgia di ampio respiro, tragica e complessa come un romanzo d'appendice. […]
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