AT21, un semplice e freddo acronimo? Assolutamente no: significa Associazione Trisomia 21 di Firenze, significa entusiasmo per la vita, significa sensibilità eccezionale, significa amore, significa impegno.
Dal loro sito ufficiale:
"L'Associazione Trisomia 21 Onlus, fondata nel 1979 da un gruppo di famiglie, ha come scopo primario favorire il migliore sviluppo possibile delle persone con Sindrome di Down e una loro reale integrazione sociale. Attualmente associa più di 200 persone e svolge un'intensa attività sul piano sociale, culturale e riabilitativo." Continua a leggere...
"Quando nasce un bambino ogni famiglia inizia un percorso che accompagna la nuova persona verso l'età adulta, con l'uscita dalla famiglia e l'assunzione di molteplici ruoli nei diversi contesti di vita. Quando nasce un bambino con trisomia 21 i traguardi rimangono gli stessi, si diversificano tempi, spazi e modalità di realizzazione."Continua a leggere...
Questi ragazzi hanno partecipato a Italia's Got Talent e con la loro capacità di emozionarci sono arrivati in semifinale, per loro sarebbe un passo importantissimo arrivare in finale: sabato 25 febbraio andrà in onda la trasmissione, guardiamoli e se ci emozionano con il loro "talento", votiamoli!
Qui il video di quando gli hanno comunicato la promozione alle semifinali!!!
Visualizzazione post con etichetta iniziative. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta iniziative. Mostra tutti i post
lunedì 20 febbraio 2012
giovedì 3 novembre 2011
La vera torta della nonna....
...o almeno come quella che ho sempre visto e mangiato qua a Firenze!
Dedico e regalo questo dolce al bellissimo e impegnativo progetto benefico di Meris, che servirà ad aiutare la Fondazione S.Lucia. Ecco il banner per diffondere l'iniziativa.
Questa torta, contrariamente al nome, è una di quelle che le mie nonne non mi hanno mai cucinato, ma che ho sempre comprato in pasticceria o ordinato al ristorante; ha fatto sempre parte del mio "bagaglio mangereccio" dell'infanzia (tra l'altro una delle mie preferite, insieme al millefoglie e il bongo) e non mi ero mai posta la questione delle sue origini...lo vedevo un po' come un dolce universale, trasversalmente nazionale e invece....sfogliando il mio prezioso "Libro della vera cucina fiorentina" di Paolo Petroni, mi trovo davanti alla ricetta di questa torta, con mia grande sorpresa inizio a leggerla, magari ha lo stesso nome, ma è tutt'altra cosa...e invece no...proprio no, l'unico ingrediente "intruso" sono le mandorle al posto dei pinoli, ma il risultato è proprio la torta della nonna che conosco io!
Incuriosita da questa cosa inizio a googlare "ricetta torta della nonna" e mi trovo davanti a varie versioni a seconda del tipo di pastafrolla e di crema, ma il succo rimane lo stesso, la frolla deve avere un giusto equilibrio di friabilità....solo la forma non mi convince, perchè vedo foto di torte perfette nel loro stampo da crostata, oppure torte altre con un bordo di 3 cm, alcune con la frolla un po' troppo spessa, ma io così non le ho mai viste...nemmeno nelle più prestigiose pasticcerie di Firenze. Poi mi nasce il dubbio sulla sua origine, perchè per molti è un dolce ligure che è diffuso anche in Toscana, per altri proviene dalla Romagna; forse un fondo di verità c'è, visto che sono tre regioni confinanti...chissà..sta di fatto però che nel mio "girovagar per web", ho trovato la sua definizione, addirittura su Wikipedia: "La torta della nonna è un dolce che nel corso degli anni è diventato parte integrante della cucina tipica fiorentina. Venne creato per scommessa da Guido Samorini grande cuoco scomparso qualche anno fa. Alla creazione gestiva un ristorante oggi scomparso che portava l'omonimo nome del luogo e del mercato stabile rionale fiorentino: San Lorenzo. Alcuni clienti stanchi dei pochi dolci che la cucina tipica offriva gli chiesero una sorpresa per la settimana successiva quando si sarebbero presentati per la novità. Il Samorini gli presentò quel piatto che fece tanto piacere nel gusto e nella novità.
La ricetta, pur essendo molto diffusa nelle repliche è stata passata in segreto ad una sua allieva e vanta tantissime imitazioni e personalizzazioni."
Di seguito una foto del Samorini che ho tratto dal sito di uno storico ristorante Casprini da Omero al Passo dei Pecorai, gestito dalla famiglia casprini dal 1913, passando per 5 generazioni, nelle colline del Chianti vicine a Firenze, una buonissima (giuro non è una marchetta, è una libera citazione) trattoria tipica fiorentina, che già conoscevo, ma non così bene...infatti guardate cosa ho scoperto: "Tra i cuochi che qua hanno lavorato e che hanno tramandato i loro segreti, c’è Guido Samorini, l’inventore della torta della nonna. Mamma Anna, ha avuto il privilegio di essere la sua allieva preferita". Mi sa che ci farò un salto molto presto, chissà che non riesca a carpire la ricetta "segreta" della torta della nonna...male male, mi consolerò comunque ordinandola!
E ora dopo questa pseudoricercastorica sulle origini della torta eccovi finalmente la ricetta nella versione di Paolo Petri, che non so quanto si possa avvicinare all'originale, ma avuto un successone in famiglia. Ve la trascrivo pari pari con i soliti miei eventuali comment in corsivo.
Torta della nonna da Il libro della vera cucina fiorentina di P.Petri
Ingredienti per 8 persone
Per la crema pasticcera:
1/2 litro di latte
3 tuorli d'uovo
120 g di zucchero
50 g di farina 00
1 bustina di vanillina
scorza di limone
Per la pasta frolla:
350 g di farina 00
150 g di burro
130 g di zucchero
1 uovo+2 tuorli
1 limone
sale
Per la guarnizione
1 uovo
70 g di mandorle pelate o pinoli
zucchero a velo
"Per prima cosa preparate la crema pasticcera.
In una zuppiera mettete le uova e lo zucchero, quindi mescolate bene (meglio con uno sbattitore elettrico) fino a sciogliere i granelli di zucchero, poi unite la farina, la vanillina e un pizzico di sale. Continuate a sbattere, così da ottenere un composto denso e omogeneo.
Versate il composto in una casseruola ed aggiungete il latte molto caldo e una scorza di limone; rimestate e mettete sul fuoco molto basso e cominciate subito a girare con un mestolo di legno, sempre nello stesso verso. Continuate a mescolare fino a che il composto comincia ad addensarsi;fatelo sobbollire un paio di minuti e toglietelo dal fuoco[...].
Mescolate mentre si intiepidisce, in modo che non si formi la pellicina; alla fine coprite il recipiente con della pellicola e lasciatela raffreddare.
Ora preparate la pasta frolla.
Fate la fontana con la farina e mettete alcentro tutti gli ingredienti: le uova lo zucchero, il burro a temperatura ambiente tagliato a pezzetti, un cucchiaino raso di scorza di limone grattata e un pizzico di sale" - se siete pasticcioni come me vi consiglio invece di montare prima il burro con lo zucchero in una ciotola capiente, poi aggiungete le uova, la farina e il resto degli ingredienti.
"Lavorate velocemente (se si riscalda la pasta frolla "impazzisce") con le mani, in modo da ottenere un impasto elastico e compatto; fatene una palla, avvolgetela nella pellicola trasparente e fatela raffreddare in frigorifero per almeno un'ora.
Passato questo tempo, dividete l'impasto in due parti, una più grande dell'altra, quindi stendetele con il mattarello aiutandovi con un po' di farina, in modo da avere un disco alto 3 mm, mentre l'altro (quello per la copertura) dovrà avere uno spessore di circa la metà."-Ecco è nella stesura della pasta frolla che forse possiamo considerare questa preparazione di una certa difficoltà, dato che dobbiamo stare attenti a non rompere il velo sottile di pasta, e di seguito ecco la differenza più grande che ho trovato rispetto a tutte le ricette che ho letto: il metodo di cottura differenziato.
"Stendete il disco più grande in uno stampo a cerniera di circa 23 cm di diametro imburrato e infarinato (o con carta da forno), bucherellatelo con una forchetta e mettetelo in forno molto caldo (200°C), quindi cuocetelo per un quarto d'ora.
Togliete il disco dal forno e fatelo raffreddare, quindi versateci dentro la crema fredda ben mescolata, in modo da darle una forma a cupola.
Ricoprite il tutto con il secondo disco di pasta frolla e sigillatelo bene con le mani, così che la crema non esca; bucherellatelo e spennellatelo con un uovo sbattuto, quindi ricoprite la pasta con le mandorle tagliate a filetti..
Fate cuocere in forno caldissimo (240°C), dando calore solo dalla parte superiore, per circa un quarto d'ora. Quando latorta è pronta, toglietela dal forno, fatela raffreddare e cospargetela con lozucchero a velo. Si gusta a temperatura ambiente.
[...]Aggiungendo alla crema pasticcera 150 grammi di cioccolato fondente grattato, otterrete la torta del nonno"
Dedico e regalo questo dolce al bellissimo e impegnativo progetto benefico di Meris, che servirà ad aiutare la Fondazione S.Lucia. Ecco il banner per diffondere l'iniziativa.
Questa torta, contrariamente al nome, è una di quelle che le mie nonne non mi hanno mai cucinato, ma che ho sempre comprato in pasticceria o ordinato al ristorante; ha fatto sempre parte del mio "bagaglio mangereccio" dell'infanzia (tra l'altro una delle mie preferite, insieme al millefoglie e il bongo) e non mi ero mai posta la questione delle sue origini...lo vedevo un po' come un dolce universale, trasversalmente nazionale e invece....sfogliando il mio prezioso "Libro della vera cucina fiorentina" di Paolo Petroni, mi trovo davanti alla ricetta di questa torta, con mia grande sorpresa inizio a leggerla, magari ha lo stesso nome, ma è tutt'altra cosa...e invece no...proprio no, l'unico ingrediente "intruso" sono le mandorle al posto dei pinoli, ma il risultato è proprio la torta della nonna che conosco io!
Incuriosita da questa cosa inizio a googlare "ricetta torta della nonna" e mi trovo davanti a varie versioni a seconda del tipo di pastafrolla e di crema, ma il succo rimane lo stesso, la frolla deve avere un giusto equilibrio di friabilità....solo la forma non mi convince, perchè vedo foto di torte perfette nel loro stampo da crostata, oppure torte altre con un bordo di 3 cm, alcune con la frolla un po' troppo spessa, ma io così non le ho mai viste...nemmeno nelle più prestigiose pasticcerie di Firenze. Poi mi nasce il dubbio sulla sua origine, perchè per molti è un dolce ligure che è diffuso anche in Toscana, per altri proviene dalla Romagna; forse un fondo di verità c'è, visto che sono tre regioni confinanti...chissà..sta di fatto però che nel mio "girovagar per web", ho trovato la sua definizione, addirittura su Wikipedia: "La torta della nonna è un dolce che nel corso degli anni è diventato parte integrante della cucina tipica fiorentina. Venne creato per scommessa da Guido Samorini grande cuoco scomparso qualche anno fa. Alla creazione gestiva un ristorante oggi scomparso che portava l'omonimo nome del luogo e del mercato stabile rionale fiorentino: San Lorenzo. Alcuni clienti stanchi dei pochi dolci che la cucina tipica offriva gli chiesero una sorpresa per la settimana successiva quando si sarebbero presentati per la novità. Il Samorini gli presentò quel piatto che fece tanto piacere nel gusto e nella novità.
La ricetta, pur essendo molto diffusa nelle repliche è stata passata in segreto ad una sua allieva e vanta tantissime imitazioni e personalizzazioni."
Di seguito una foto del Samorini che ho tratto dal sito di uno storico ristorante Casprini da Omero al Passo dei Pecorai, gestito dalla famiglia casprini dal 1913, passando per 5 generazioni, nelle colline del Chianti vicine a Firenze, una buonissima (giuro non è una marchetta, è una libera citazione) trattoria tipica fiorentina, che già conoscevo, ma non così bene...infatti guardate cosa ho scoperto: "Tra i cuochi che qua hanno lavorato e che hanno tramandato i loro segreti, c’è Guido Samorini, l’inventore della torta della nonna. Mamma Anna, ha avuto il privilegio di essere la sua allieva preferita". Mi sa che ci farò un salto molto presto, chissà che non riesca a carpire la ricetta "segreta" della torta della nonna...male male, mi consolerò comunque ordinandola!
![]() |
| Guido Samorini - Foto originale tratta da qui |
![]() |
| Foto storica originale tratta da qui |
Torta della nonna da Il libro della vera cucina fiorentina di P.Petri
Ingredienti per 8 persone
Per la crema pasticcera:
1/2 litro di latte
3 tuorli d'uovo
120 g di zucchero
50 g di farina 00
1 bustina di vanillina
scorza di limone
Per la pasta frolla:
350 g di farina 00
150 g di burro
130 g di zucchero
1 uovo+2 tuorli
1 limone
sale
Per la guarnizione
1 uovo
70 g di mandorle pelate o pinoli
zucchero a velo
"Per prima cosa preparate la crema pasticcera.
In una zuppiera mettete le uova e lo zucchero, quindi mescolate bene (meglio con uno sbattitore elettrico) fino a sciogliere i granelli di zucchero, poi unite la farina, la vanillina e un pizzico di sale. Continuate a sbattere, così da ottenere un composto denso e omogeneo.
Versate il composto in una casseruola ed aggiungete il latte molto caldo e una scorza di limone; rimestate e mettete sul fuoco molto basso e cominciate subito a girare con un mestolo di legno, sempre nello stesso verso. Continuate a mescolare fino a che il composto comincia ad addensarsi;fatelo sobbollire un paio di minuti e toglietelo dal fuoco[...].
Mescolate mentre si intiepidisce, in modo che non si formi la pellicina; alla fine coprite il recipiente con della pellicola e lasciatela raffreddare.
Ora preparate la pasta frolla.
Fate la fontana con la farina e mettete alcentro tutti gli ingredienti: le uova lo zucchero, il burro a temperatura ambiente tagliato a pezzetti, un cucchiaino raso di scorza di limone grattata e un pizzico di sale" - se siete pasticcioni come me vi consiglio invece di montare prima il burro con lo zucchero in una ciotola capiente, poi aggiungete le uova, la farina e il resto degli ingredienti.
"Lavorate velocemente (se si riscalda la pasta frolla "impazzisce") con le mani, in modo da ottenere un impasto elastico e compatto; fatene una palla, avvolgetela nella pellicola trasparente e fatela raffreddare in frigorifero per almeno un'ora.
Passato questo tempo, dividete l'impasto in due parti, una più grande dell'altra, quindi stendetele con il mattarello aiutandovi con un po' di farina, in modo da avere un disco alto 3 mm, mentre l'altro (quello per la copertura) dovrà avere uno spessore di circa la metà."-Ecco è nella stesura della pasta frolla che forse possiamo considerare questa preparazione di una certa difficoltà, dato che dobbiamo stare attenti a non rompere il velo sottile di pasta, e di seguito ecco la differenza più grande che ho trovato rispetto a tutte le ricette che ho letto: il metodo di cottura differenziato.
"Stendete il disco più grande in uno stampo a cerniera di circa 23 cm di diametro imburrato e infarinato (o con carta da forno), bucherellatelo con una forchetta e mettetelo in forno molto caldo (200°C), quindi cuocetelo per un quarto d'ora.
Togliete il disco dal forno e fatelo raffreddare, quindi versateci dentro la crema fredda ben mescolata, in modo da darle una forma a cupola.
Ricoprite il tutto con il secondo disco di pasta frolla e sigillatelo bene con le mani, così che la crema non esca; bucherellatelo e spennellatelo con un uovo sbattuto, quindi ricoprite la pasta con le mandorle tagliate a filetti..
Fate cuocere in forno caldissimo (240°C), dando calore solo dalla parte superiore, per circa un quarto d'ora. Quando latorta è pronta, toglietela dal forno, fatela raffreddare e cospargetela con lozucchero a velo. Si gusta a temperatura ambiente.
[...]Aggiungendo alla crema pasticcera 150 grammi di cioccolato fondente grattato, otterrete la torta del nonno"
![]() |
| La quantità di crema sembra superiore alla frolla, e sta proprio in questo la bontà di questo dolce |
mercoledì 4 maggio 2011
W la pappa pappa col popopopopopopomodoro!
"Anche nelle storie delle nazioni ci sono popoli che ogni tanto si stancano d'aver sempre minestra di riso, e allora avvengono le congiure, i complotti, e saltan fuori i Michelozzi e gli Stoppani che affrontano i pericoli finchè, per la loro abnegazione, non si passa alla pappa al pomodoro..."
Si! Anche io mi sono stancata di mangiare sempre la stessa "minestra di riso" (da 17 anni?!), e anche io come Giamburrasca faccio la mia piccola rivoluzione: il 12 giugno vado a VOTARE SI al referendum e poi, se è tempo bello vado al mare....tiè!
Con questo post diffondo e partecipo all'iniziativa di un gruppo di foodblogger intelligenti e creative (Sara, Benedetta, Martina e Serena)., che la pensano come me (e spero come la maggior parte di voi), riguardo al nucleare, allla privatizzazione dell'acqua e alla legge salva-Silvio.
Trascrivo qua sotto, direttamente da qui, alcune semplici e interessanti domande a cui ha risposto il prof. Santi.
E ora la ricetta, che avrete visto e rivisto sul web, riviste, libri, ecc...ma ci sono così tante versioni..."forse tante quante le trattorie e le famiglie che lo fanno"...questo piatto; ecco la mia versione garantita dal"guru" della gastronomia fiorentina!
Pane raffermo di qualche giorno (meglio tipo toscano)
400 g di pomodori (nello spirito della ricetta, ho usato la conserva a pezzettoni dell'orto dei miei suoceri)
2 spicchi d'aglio
basilico
1 l circa di brodo vegetale
olio extravergine d'oliva (sempre quello di mio suocero...ho solo quello...:-))
sale e pepe
Preparazione
In una pentola rosolate, in 6 cucchiai d'olio, gli agli schiacciati; appena prendono colore, unite i pomodori tagliuzzati e abbondante basilico tritato, salate, pepate e fate cuocere circa 10 minuti.
Versate il brodo bollente e, quando spica il bollore, unite il pane tagliato a fettine sottili; fate cuocere altri 5 minuti, girando spesso, poi spegnete il fuoco.
Ogni tanto rigirate e, passata un'oretta, rimestate bene per sfare completamente il pane.
Riscaldatela per un attimo e servitela calda (mai bollente) o tiepida, con un filo d'olio a crudo; se piace, cospargete con un po' di pepe macinato fresco. Non usate assolutamente il formaggio (non sono io a dirlo..è sempre Petroni che parla).
Ed ora regalo questa "pappa" al contest di Stefania "Il contest a colori"
...e consegno ufficialmente questo piatto classico e immancabile della cucina tradizionale fiorentina alla supermegaraccolta di Meris, che trale altre cose,è anche un'iniziativa benefica, quindi...partecipateeeee!
Si! Anche io mi sono stancata di mangiare sempre la stessa "minestra di riso" (da 17 anni?!), e anche io come Giamburrasca faccio la mia piccola rivoluzione: il 12 giugno vado a VOTARE SI al referendum e poi, se è tempo bello vado al mare....tiè!
Con questo post diffondo e partecipo all'iniziativa di un gruppo di foodblogger intelligenti e creative (Sara, Benedetta, Martina e Serena)., che la pensano come me (e spero come la maggior parte di voi), riguardo al nucleare, allla privatizzazione dell'acqua e alla legge salva-Silvio.
Trascrivo qua sotto, direttamente da qui, alcune semplici e interessanti domande a cui ha risposto il prof. Santi.
Il nucleare produce pochi gas serra!
FALSO: Bisogna considerare tutte le fasi necessarie a far funzionare una centrale, come ad esempio la sua costruzione, l'estrazione la purificazione e l'arricchimento dell'uranio ed anche le fasi della sua dismissione: messa in sicurezza delle scorie e smantellamento. Sono questi processi che richiedono una enorme quantità di energia, quasi tutta ricavata dalle fonti fossili. Se valutiamo quindi tutto il ciclo di vita di una centrale la produzione di energia elettrica con il nucleare produce una quantità di gas serra di poco inferiore alle fonti fossili ma decisamente superiore a solare ed eolico.
Il nucleare ridurrà i costi dell'energia elettrica!
FALSO: La costruzione di una centrale nucleare è un processo lunghissimo, dura circa dieci anni e richiede un investimento iniziale enorme (10,8 miliardi di dollari per 1000 MW in Canada) che deve essere ammortizzato per periodi lunghissimi (40-50 anni) al fine di garantire in proficuo ritorno all'investitore. A questo va aggiunto che il costo dell'Uranio sta crescendo e continuerà a crescere perché, esattamente come avviene per il petrolio, diventerà sempre più difficile prelevarlo dalla terra e purificarlo. Un recente studio
Svizzero mette in evidenza che se la Svizzera deciderà di continuare a produrre energia elettrica attraverso il nucleare andrà inevitabilmente incontro ad un aumento del costo dell'energia e quindi un aumento della bolletta a carico dei cittadini.
Esistono tecnologie in grado di superare il problema delle scorie!
FALSO: I reattori che possono essere progettati e costruiti oggi, ed in particolare quelli che l'Italia intende commissionare alla francese AREVA producono scorie altamente radioattive e che rimangono tali per decine o centinaia di migliaia di anni. Il problema delle scorie a livello planetario ha oramai raggiunto livelli preoccupanti, basti pensare che neppure negli USA finora è stata trovata una soluzione migliore rispetto al dal nascondere in grotte scavate nelle montagne desertiche del Nevada. Il problema della pericolosità delle scorie condiziona anche il processo di dismissione di una centrale a fine ciclo, una operazione complessa, pericolosa e molto costosa, che in genere si preferisce rimandare (in Gran Bretagna, lo smantellamento di alcune centrali è stato rimandato di 100 anni), in attesa che la radioattività diminuisca e nella speranza che gli sviluppi della tecnologia rendano più facili le operazioni. Scorie e smantellamento rappresentano la scomoda eredità che lasceremo sulle spalle delle nuove generazioni.
Lo sviluppo dell'energia nucleare garantirà l'indipendenza energetica del nostro Paese!
FALSO: L'Italia non ha uranio, esattamente come non possiede il petrolio. Quindi, se il settore elettrico decidesse di liberarsi dalla dipendenza dei combustibili fossili utilizzando energia nucleare, ntrerebbe in un?altra dipendenza, quella dall?uranio, anch?esso da importare e anch?esso in via di esaurimento. In aggiunta a questo l'Italia non ha neppure la filiera che porta dall?uranio grezzo estratto dalle miniere all?uranio arricchito utilizzato nei reattori. Per il combustibile dipenderemo totalmente da paesi stranieri, come ad esempio la Francia. La Francia però, a sua volta, non ha uranio e per far funzionare i suoi reattori ne importa il 30% da una nazione politicamente instabile come il Niger.
L'energia nucleare è in forte espansione in tutto il mondo!
FALSO: Da vent'anni il numero delle centrali nel mondo è di circa 440 e nei prossimi anni (anche prima del disastro di Fukushima) si prevede che il numero di quelle che verranno spente sarà superiore al numero di quelle che entreranno in funzione. In Europa nel 1995 il contributo del nucleare era circa il 24% della potenza installata, nel 2008 appena il 16%. Nel mondo in due anni (2006-2009) l'energia elettrica prodotta col nucleare è diminuita di 60 Twh. Nel 2009 è stata annunciata una controtendenza soprattutto sulla spinta dei paesi emergenti Cina ed India, una controtendenza che ad oggi rimane ancora tutta nella teoria. In Europa l'unico nuovo reattore in costruzione in Finlandia nel sito di Olkiluoto ha visto, ad oggi, più che raddoppiati i tempi previsti per la consegna così come i costi di messa in opera.
Le centrali di quarta generazione sono quasi una realtà!
POCO CREDIBILE: Se cosi fosse perché affrettarsi oggi a costruire una centrale di III generazione che rimarrà in funzione per i prossimi 50-60 anni?
Un disastro nucleare legato ad una centrale nucleare è un evento molto improbabile!
VERO MA: Fukushima ci insegna che anche quello che possiamo considerare oggi estremamente improbabile non può essere considerato impossibile. Il nucleare senza rischi non esiste.
E ora la ricetta, che avrete visto e rivisto sul web, riviste, libri, ecc...ma ci sono così tante versioni..."forse tante quante le trattorie e le famiglie che lo fanno"...questo piatto; ecco la mia versione garantita dal"guru" della gastronomia fiorentina!
Pappa al pomodoro
tratta da "Il libro della vera cucina fiorentina" di P.Petroni
IngredientiPane raffermo di qualche giorno (meglio tipo toscano)
400 g di pomodori (nello spirito della ricetta, ho usato la conserva a pezzettoni dell'orto dei miei suoceri)
2 spicchi d'aglio
basilico
1 l circa di brodo vegetale
olio extravergine d'oliva (sempre quello di mio suocero...ho solo quello...:-))
sale e pepe
Preparazione
In una pentola rosolate, in 6 cucchiai d'olio, gli agli schiacciati; appena prendono colore, unite i pomodori tagliuzzati e abbondante basilico tritato, salate, pepate e fate cuocere circa 10 minuti.
Versate il brodo bollente e, quando spica il bollore, unite il pane tagliato a fettine sottili; fate cuocere altri 5 minuti, girando spesso, poi spegnete il fuoco.
Ogni tanto rigirate e, passata un'oretta, rimestate bene per sfare completamente il pane.
Riscaldatela per un attimo e servitela calda (mai bollente) o tiepida, con un filo d'olio a crudo; se piace, cospargete con un po' di pepe macinato fresco. Non usate assolutamente il formaggio (non sono io a dirlo..è sempre Petroni che parla).
Ed ora regalo questa "pappa" al contest di Stefania "Il contest a colori"
...e consegno ufficialmente questo piatto classico e immancabile della cucina tradizionale fiorentina alla supermegaraccolta di Meris, che trale altre cose,è anche un'iniziativa benefica, quindi...partecipateeeee!
martedì 5 aprile 2011
La rivincita delle "foodies"...
Vi ricordate la fantastica iniziativa di Caris, in risposta all'articolo su Affari Italiani?
Che poi è finita con una sfilata di blogger veramente seeexiiiii, per la collezione inverno/primavera,...e state "accuorte", che a sentire l'art director Caris, tira aria anche di collezione primavera/estate.....
Ecco tornando a noi, alla rivincita delle "foodies"(???!?), guardate dove siamo finite:
Direttamente sul sito Scatti di gusto, dove l'autore aveva già scritto in risposta all'articolo scatenante la polemica in questione.
Qui i primi post a reti unificate:
Caris
Sdauramoderna
Elena
Tinny
Che poi è finita con una sfilata di blogger veramente seeexiiiii, per la collezione inverno/primavera,...e state "accuorte", che a sentire l'art director Caris, tira aria anche di collezione primavera/estate.....
Ecco tornando a noi, alla rivincita delle "foodies"(???!?), guardate dove siamo finite:
Direttamente sul sito Scatti di gusto, dove l'autore aveva già scritto in risposta all'articolo scatenante la polemica in questione.
Qui i primi post a reti unificate:
Caris
Sdauramoderna
Elena
Tinny
lunedì 28 marzo 2011
L'Italia s'è letta...150 anni dell'Unità italiana
Mi limito a trascrivere dalla homepage dell'evento, questa iniziativa che penso possa interessarvi!
Io credo proprio di andarci, se qualcuno ci capita, magari possiamo incontrarci lì.
In occasione della ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, la Biblioteca delle Oblate propone, per tutto il 2011, "L'ITALIA S'E' LETTA…i 150 ANNI DELL'UNITA' ITALIANA", un percorso di letture ed attività dedicate ad approfondire storie, momenti, ideali e personaggi che hanno contribuito al compimento dell'unità nazionale. In particolare la Biblioteca vuole segnalare le bibliografie “150 libri per 150 autori” e "Unità d'Italia e Risorgimento", proposte di lettura per adulti e ragazzi, oltre all'iniziativa che si terrà venerdì 1 Aprile "La Cucina Artusiana" in occasione della ricorrenza del centenario della morte di Pellegrino Artusi, Fabio Picchi “chef letterario”, leggerà ad alta voce, in una prosa limpida che ricorda la cordialità della conversazione conviviale: “La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene”.
In particolare venerdì prossimo:
Venerdì 1 aprile ore 17.30 - Sala Conferenze (piano terra)
In occasione del centenario della morte di Pellegrino Arutsi, Fabio Picchi, chef letterario fiorentino che della cultura del cibo ha fatto un'arte, farà rivivere il libro “La scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene”, il più famoso e più letto manuale sulla cucina italiana scritto da Artusi. Sarà proposta la lettura ad alta voce in una prosa limpida che ricorda la cordialità della conversazione conviviale. Introduce Cristina Giachi, Assessore all'Università, ricerca e politiche giovanili, partecipa Bruno Mari, Vice presidente di Giunti Editori, per raccontare l'importante tradizione delle pubblicazioni Giunti dedicate all'Artusi, colui che ebbe il talento di realizzare il primo ritratto gastronomico dell'Italia unita.
Io credo proprio di andarci, se qualcuno ci capita, magari possiamo incontrarci lì.
In occasione della ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, la Biblioteca delle Oblate propone, per tutto il 2011, "L'ITALIA S'E' LETTA…i 150 ANNI DELL'UNITA' ITALIANA", un percorso di letture ed attività dedicate ad approfondire storie, momenti, ideali e personaggi che hanno contribuito al compimento dell'unità nazionale. In particolare la Biblioteca vuole segnalare le bibliografie “150 libri per 150 autori” e "Unità d'Italia e Risorgimento", proposte di lettura per adulti e ragazzi, oltre all'iniziativa che si terrà venerdì 1 Aprile "La Cucina Artusiana" in occasione della ricorrenza del centenario della morte di Pellegrino Artusi, Fabio Picchi “chef letterario”, leggerà ad alta voce, in una prosa limpida che ricorda la cordialità della conversazione conviviale: “La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene”.
In particolare venerdì prossimo:
Venerdì 1 aprile ore 17.30 - Sala Conferenze (piano terra)
In occasione del centenario della morte di Pellegrino Arutsi, Fabio Picchi, chef letterario fiorentino che della cultura del cibo ha fatto un'arte, farà rivivere il libro “La scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene”, il più famoso e più letto manuale sulla cucina italiana scritto da Artusi. Sarà proposta la lettura ad alta voce in una prosa limpida che ricorda la cordialità della conversazione conviviale. Introduce Cristina Giachi, Assessore all'Università, ricerca e politiche giovanili, partecipa Bruno Mari, Vice presidente di Giunti Editori, per raccontare l'importante tradizione delle pubblicazioni Giunti dedicate all'Artusi, colui che ebbe il talento di realizzare il primo ritratto gastronomico dell'Italia unita.
domenica 13 marzo 2011
Verde, bianco, rosso...per caso!
Ieri mi sono divertita a improvvisarmi "fotoreporter" per una raccolta divertente, creativa e originale, che si va ad aggiungere ai tanti contest d'ispirazione tricolore che spuntano come funghi sul web per commemorare il 150esimo dell'Unità d'Italia. Mi sono soffermata su questo, perchè è ironico, liberatorio e soprattutto più semplice ed istintivo, infatti non sono richieste solo ricette che abbiano il tricolore tra gli ingredienti, ma anche semplicissime foto di qualsiasi cosa, e di qualsiasi natura...Così ieri mattina mi sono divertita a girare per casa e a vedere tutto bianco, rosso e verde...
Dimenticavo, l'iniziativa è partita da qui, da quella matta, geniale, fumettosa, creativa, siciliana verace, vegetariana, artista, ecc...Giulia di Gikitchen (smack!)
Ecco il mio contributo.
Dimenticavo, l'iniziativa è partita da qui, da quella matta, geniale, fumettosa, creativa, siciliana verace, vegetariana, artista, ecc...Giulia di Gikitchen (smack!)
Ecco il mio contributo.
In casa
Fuori
Collaborazioni...volontarie
venerdì 11 marzo 2011
Una ricetta per il S.Lucia!
Caris, una mamma di un bimbo che ha bisogno di continua fisioterapia, una delle tante mamme, che in questi giorni stanno lottando per non far chiudere questo ospedale specializzato per la riabilitazione neuromotoria, una speranza, per tutti questi bambini, che la Regione Lazio vuole spegnere per...mancanza di fondi!!!!!
Qui un articolo al riguardo.
Ecco l'idea di Caris: raccogliere delle ricette per bambini in un libro da regalare al reparto! Qua troverete il regolamento e la spiegazione più dettagliata.
Con questa torta deliziosa e leggera, partecipo anche al contest di Assaggi di viaggio "Cosa metto nel cestino?", un dolce ideale per il picnic, che dà energia e non appesantisce!
Torta di yogurt e mirtilli (tratta da Regali golosi, Sigrid Verbert)
*In corsivo le mie varianti
Ingredienti
250 g di yogurt intero biologico all'albicocca* (invece dello yogurt magro...che tristezza!)
200 g di farina
100 g di zucchero
80 g di olio vegetale (olio di semi di girasole biologico*)
2 uova
50 g di amido di frumento
1 cucchiaino naturale di estratto di vaniglia (viene buono anche senza*)
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale
125 g di mirtilli freschi (io ne ho trovati buonissimi surgelati dell'Abetone alla Coop*)
Preparazione
Suggerimento: mescolare i mirtilli in una ciotola con un po' di farina*.
Sbattere le uova con lo zucchero per un paio di minuti fino ad ottenere un composto bello spumoso. Aggiungere sempre sbattendo, i tuorli e lo yogurt, l'estratto di vaniglia e il sale. Incorporare poi con la spatola,la farina, l'amido e il lievito, precedentemente mescolati e setacciati, e infine l'olio a filo, fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Incorporare i mirtilli e versare il tutto in uno stampo da plumcake, riempendolo ai tre quarti. Infornare a 160°C per circa 50 minuti. Lasciar raffreddare e sformare.
Qui un articolo al riguardo.
Ecco l'idea di Caris: raccogliere delle ricette per bambini in un libro da regalare al reparto! Qua troverete il regolamento e la spiegazione più dettagliata.
Con questa torta deliziosa e leggera, partecipo anche al contest di Assaggi di viaggio "Cosa metto nel cestino?", un dolce ideale per il picnic, che dà energia e non appesantisce!
Torta di yogurt e mirtilli (tratta da Regali golosi, Sigrid Verbert)
*In corsivo le mie varianti
Ingredienti
250 g di yogurt intero biologico all'albicocca* (invece dello yogurt magro...che tristezza!)
200 g di farina
100 g di zucchero
80 g di olio vegetale (olio di semi di girasole biologico*)
2 uova
50 g di amido di frumento
1 cucchiaino naturale di estratto di vaniglia (viene buono anche senza*)
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale
125 g di mirtilli freschi (io ne ho trovati buonissimi surgelati dell'Abetone alla Coop*)
Preparazione
Suggerimento: mescolare i mirtilli in una ciotola con un po' di farina*.
Sbattere le uova con lo zucchero per un paio di minuti fino ad ottenere un composto bello spumoso. Aggiungere sempre sbattendo, i tuorli e lo yogurt, l'estratto di vaniglia e il sale. Incorporare poi con la spatola,la farina, l'amido e il lievito, precedentemente mescolati e setacciati, e infine l'olio a filo, fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Incorporare i mirtilli e versare il tutto in uno stampo da plumcake, riempendolo ai tre quarti. Infornare a 160°C per circa 50 minuti. Lasciar raffreddare e sformare.
martedì 8 marzo 2011
Come festeggio?
Intanto cosa? Beh...l'ultimo di Carnevale e la Festa delle donne...il Carnevale lo festeggerò con la mia mimma ad un compleanno oggi pomeriggio, la mia mimma ha appena vomitato e ora l'ho messa nanna....e la Festa delle donne...beh...dopo aver ricevuto dei caldi auguri da mio marito su Skipe, che arrivato in ufficio, alla radio ha sentito che oggi era la Festa della Donna...mi sento...come dire... "appagata" abbastanza...ma non contenta, voglio ricordare a tutti che...
le donne siamo noi,
che lavoriamo,
che siamo mamme a tempo pieno,
che non sempre abbiamo tutto a posto,
che abbiamo il diritto di stare comode,
che siamo donne anche con le pantofole di peluches
che per essere sensuali, non dobbiamo per forza svestirci
che la femminilità, la mostriamo anche con la tenerezza
che siamo laureate a pieni voti, ma Nessuno ci regala una carriera (nemmeno una corriera a dire il vero!)
che ci facciamo il c.... dalla mattina alla sera
che siamo orgogliose di farci il c...., se l'alternativa è darlo via...(scusate ma quando ci vole ci vole)
che anche se siamo sfinite, abbiamo sempre un sorriso per chi ci ama...
e tanti altri che...se volete aggiungere voi che leggete, non mi fa altro che piacere!
E infine...quale giorno migliore oggi, Carnevale e festa della donna, per partecipare alla geniale iniziativa di Caris, Sotto il vestito...blogger, per protestare con ironia contro le foto che corredavano un articolo di AFFARI ITALIANI, apparso su Libero, che parla del fenomeno delle "foodies" (blogger di cucina): ragazze che cucinano in intimo, fragole baciate da bocche sensuali....e basta! Siamo veramente stanche!
Cosa si deve fare per partecipare? Semplicemente farsi fotografare mentre siamo alle prese coi nostri attrezzi di cucina, come siamo "svestite" abitualmente dentro le 4 mura magiche della nostra cucina, così da rifornire generosamente l'archivio fotografico della giornalista.
Partecipate, qui il regolamento più dettagliato, avete tempo fino al 27 marzo!
Ecco il mio contributo.
le donne siamo noi,
che lavoriamo,
che siamo mamme a tempo pieno,
che non sempre abbiamo tutto a posto,
che abbiamo il diritto di stare comode,
che siamo donne anche con le pantofole di peluches
che per essere sensuali, non dobbiamo per forza svestirci
che la femminilità, la mostriamo anche con la tenerezza
che siamo laureate a pieni voti, ma Nessuno ci regala una carriera (nemmeno una corriera a dire il vero!)
che ci facciamo il c.... dalla mattina alla sera
che siamo orgogliose di farci il c...., se l'alternativa è darlo via...(scusate ma quando ci vole ci vole)
che anche se siamo sfinite, abbiamo sempre un sorriso per chi ci ama...
e tanti altri che...se volete aggiungere voi che leggete, non mi fa altro che piacere!
E infine...quale giorno migliore oggi, Carnevale e festa della donna, per partecipare alla geniale iniziativa di Caris, Sotto il vestito...blogger, per protestare con ironia contro le foto che corredavano un articolo di AFFARI ITALIANI, apparso su Libero, che parla del fenomeno delle "foodies" (blogger di cucina): ragazze che cucinano in intimo, fragole baciate da bocche sensuali....e basta! Siamo veramente stanche!
Cosa si deve fare per partecipare? Semplicemente farsi fotografare mentre siamo alle prese coi nostri attrezzi di cucina, come siamo "svestite" abitualmente dentro le 4 mura magiche della nostra cucina, così da rifornire generosamente l'archivio fotografico della giornalista.
Partecipate, qui il regolamento più dettagliato, avete tempo fino al 27 marzo!
Ecco il mio contributo.
![]() |
| La ripresa dall'alto non mi slancia...tesoruccio! |
mercoledì 2 febbraio 2011
Buio in sala!
Buio in sala! è una rubrica di recensione cinematografica, promossa dal blog Nati per delinquere, che insieme ad altri blogger, propongono altre rubriche a tema per ogni giorno della settimana, qua (il blog di Stimadidanno) l'elenco completo.
La cosa bella è che chiunque può partecipare alle rubriche, pubblicando un post sul proprio blog, rispettando l'argomento e il giorno, citando il blog che ha creato la rubrica e avvisando l'autore del blog. Questo il motivo per cui ho spostato la rubrica "Ben mangiare per ben essere" a domani.
Oggi vi vorrei indicare un film visto la settimana scorsa con le mie "amiche di cinema impegnato": La donna che canta. Quando mi è stato proposto, sono andata subito a leggere qualche recensione e devo dire che non ero stata molto incoraggiata, pensavo al grande film super impegnato, dai temi profondi, che non passa mai...un polpettone da festival sconosciuti, ma molto "accurturati" insomma! Ma cosa non si fa per passare una serata con le tue migliori amiche...E meno male che c'è l'amicizia: Erika grazie! E' stato un film bello, non di svago, ma pieno di tensione, dai ritmi incalzanti e cosa più importante, in grado di suscitare forti emozioni...il fatto che non mi sono addormentata è fortemente indicativo!
Dal mio punto di vista è un film sull'amore infinito che solo una madre può provare: un sentimento estremamente lucido, a tal punto, da sembrare "pazzo da legare".
Ma passiamo a delle recensioni più esaurienti, che mi limito a citare da siti più accreditati.
Dalla recensione di blog.panorama.it
“L’infanzia è un coltello piantato in gola che non si tira via facilmente”. Lo lascia scritto nel suo testamento Nawal Marwan […]. Nawal ha cambiato vita, è in Canada, lontana dal Paese che l’ha segnata, ma il passato non si cancella e si trasforma in un silenzio di dolore e rimorsi che la accompagna alla morte. E il passato e le sue tracce di orrore tornano fuori poderosi nelle vite dei suoi figli, i fratelli gemelli Jeanne (Mélissa Désormeaux-Poulin) e Simon (Maxim Gaudette), quando vengono incaricati di cercare un padre che pensavano morto e un fratello di cui ignoravano l’esistenza.
Inizia così la cavalcata irruenta negli anni della giovinezza di Nawal e in una terra del Medio Oriente mai nominata ma che si intuisce sia il Libano degli odi religiosi, dei massacri nei campi di rifugiati palestinesi da parte delle milizie cristiane, della dura rappresaglia musulmana sui civili cristiani, della ripugnante stupidità umana che fa sparare a sangue freddo alla schiena di una bambina, perché islamica, e salva un’altra donna solo perché le muove avanti un ciondolo con un crocifisso biascicando “sono cristiana” […]
Struggente, potente, evocativo, intenso, La donna che canta (Incendies) del giovane canadese Denis Villeneuve racchiude in sé tanti aggettivi, positivi […] E nonostante le atrocità, la guerra e le spietate torture che narra, ha con sé anche un messaggio di amore, nonostante tutto. “Niente è più bello dell’essere insieme” dice Nawal. […]
Dalla recensione di mymovies.it di Edoardo Becattini
[…] Al quarto lungometraggio, Denis Villeneuve dimostra di essere un regista con due ossessioni: la matematica e le tragedie contemporanee. […] La donna che canta è un film costruito come una formula e la prima inquadratura è la sua equazione: la prima immagine mostra infatti una finestra affacciata su una piantagione di ulivi, passando poi lentamente verso l'interno di una stanza dove un ragazzino rasato da dei miliziani palestinesi guarda verso di noi.
Dentro quello sguardo in macchina pieno di rabbia e innocenza si situa l'avvio e la soluzione dell'intricata epopea di due gemelli canadesi alla ricerca della verità sulle loro radici. Le indagini scorrono parallele al percorso travagliato che porta la madre cristiana a diventare una dissidente politica, subire reiterate violenze e poi fuggire in Quebec. […]
Le ambizioni di La donna che canta sono quindi molto alte: cercare di raccontare un pezzo della sanguinosa storia recente della Palestina attraverso una drammaturgia di ampio respiro, tragica e complessa come un romanzo d'appendice. […]
La cosa bella è che chiunque può partecipare alle rubriche, pubblicando un post sul proprio blog, rispettando l'argomento e il giorno, citando il blog che ha creato la rubrica e avvisando l'autore del blog. Questo il motivo per cui ho spostato la rubrica "Ben mangiare per ben essere" a domani.
Oggi vi vorrei indicare un film visto la settimana scorsa con le mie "amiche di cinema impegnato": La donna che canta. Quando mi è stato proposto, sono andata subito a leggere qualche recensione e devo dire che non ero stata molto incoraggiata, pensavo al grande film super impegnato, dai temi profondi, che non passa mai...un polpettone da festival sconosciuti, ma molto "accurturati" insomma! Ma cosa non si fa per passare una serata con le tue migliori amiche...E meno male che c'è l'amicizia: Erika grazie! E' stato un film bello, non di svago, ma pieno di tensione, dai ritmi incalzanti e cosa più importante, in grado di suscitare forti emozioni...il fatto che non mi sono addormentata è fortemente indicativo!
Dal mio punto di vista è un film sull'amore infinito che solo una madre può provare: un sentimento estremamente lucido, a tal punto, da sembrare "pazzo da legare".
Ma passiamo a delle recensioni più esaurienti, che mi limito a citare da siti più accreditati.
Dalla recensione di blog.panorama.it
“L’infanzia è un coltello piantato in gola che non si tira via facilmente”. Lo lascia scritto nel suo testamento Nawal Marwan […]. Nawal ha cambiato vita, è in Canada, lontana dal Paese che l’ha segnata, ma il passato non si cancella e si trasforma in un silenzio di dolore e rimorsi che la accompagna alla morte. E il passato e le sue tracce di orrore tornano fuori poderosi nelle vite dei suoi figli, i fratelli gemelli Jeanne (Mélissa Désormeaux-Poulin) e Simon (Maxim Gaudette), quando vengono incaricati di cercare un padre che pensavano morto e un fratello di cui ignoravano l’esistenza.
Inizia così la cavalcata irruenta negli anni della giovinezza di Nawal e in una terra del Medio Oriente mai nominata ma che si intuisce sia il Libano degli odi religiosi, dei massacri nei campi di rifugiati palestinesi da parte delle milizie cristiane, della dura rappresaglia musulmana sui civili cristiani, della ripugnante stupidità umana che fa sparare a sangue freddo alla schiena di una bambina, perché islamica, e salva un’altra donna solo perché le muove avanti un ciondolo con un crocifisso biascicando “sono cristiana” […]
Struggente, potente, evocativo, intenso, La donna che canta (Incendies) del giovane canadese Denis Villeneuve racchiude in sé tanti aggettivi, positivi […] E nonostante le atrocità, la guerra e le spietate torture che narra, ha con sé anche un messaggio di amore, nonostante tutto. “Niente è più bello dell’essere insieme” dice Nawal. […]
Dalla recensione di mymovies.it di Edoardo Becattini
[…] Al quarto lungometraggio, Denis Villeneuve dimostra di essere un regista con due ossessioni: la matematica e le tragedie contemporanee. […] La donna che canta è un film costruito come una formula e la prima inquadratura è la sua equazione: la prima immagine mostra infatti una finestra affacciata su una piantagione di ulivi, passando poi lentamente verso l'interno di una stanza dove un ragazzino rasato da dei miliziani palestinesi guarda verso di noi.
Dentro quello sguardo in macchina pieno di rabbia e innocenza si situa l'avvio e la soluzione dell'intricata epopea di due gemelli canadesi alla ricerca della verità sulle loro radici. Le indagini scorrono parallele al percorso travagliato che porta la madre cristiana a diventare una dissidente politica, subire reiterate violenze e poi fuggire in Quebec. […]
Le ambizioni di La donna che canta sono quindi molto alte: cercare di raccontare un pezzo della sanguinosa storia recente della Palestina attraverso una drammaturgia di ampio respiro, tragica e complessa come un romanzo d'appendice. […]
sabato 29 gennaio 2011
Progetto: la memoria del gusto
Oggi niente ricetta...ne avrei qualcuna da postare...ne ho di arretrati, ma non mi va proprio di "esibirmi", oggi mi piace leggere e leggervi. Lo so che non è domenica, ma mi sono presa un sabato di "blogrelax"...giusto un'oretta.
Così colgo l'occasione per parlare di una iniziativa mooolto interessante a cui, oggi ho partecipato anche io, finalmente..."ma ritenendo la cosa interessante, andarono a chiamare un altro elefante..."Scusate, mi è venuta così, non c'entra niente il paragone con i pachidermi, naturalmente...era giusto per rendere l'idea del passaparola.
La memoria del gusto è progetto molto interessante e costruttivo, ideato da Barbara Zattoni, la "cheffa" del Ristorante Pane e vino a Firenze, un vulcano di idee ed energie. Vi riporto direttamente le sue parole al riguardo:
"Avete anche voi, perchè vostro, o perchè ereditato, o di famiglia, un quaderno di ricette? Avete una ricetta di un piatto tipico della vostra famiglia, la ricetta di una zia, della nonna, di vostra madre? Fatecela avere insieme ad alcune informazioni sulla sua origine, quali luogo, data, nel senso di periodo (es. attuale, anni 70 etc.). Anche altre informazioni tipo piatto della domenica, delle feste... Non avete la ricetta ma potete soltanto descriverci, anche grossolanamente, il piatto e gli ingredienti principali. Sono tutte informazioni preziose. Vorremmo pubblicarle, intanto sul sito, poi si vedrà. Organizzarci un cena al ristorante. Anche ricostruire la ricetta completa a partire dalle indicazioni, seppur incomplete, che voi avete recuperato. Una operazione di archeologia del sapere che è memoria del gusto e patrimonio culturale."
Che aspettate? Partecipate numerosi! E magari se poi ci sarà una cena con le ricette raccolte, potrà essere un'occasione per incontrarsi: in fondo Firenze è a metà strada un po' da tutta l'Italia.
Io l'ho buttata lì.
Buona domenica a tutti/e.
Smack!
L'elefante Claudia che si dondola su una ragnatela...
Così colgo l'occasione per parlare di una iniziativa mooolto interessante a cui, oggi ho partecipato anche io, finalmente..."ma ritenendo la cosa interessante, andarono a chiamare un altro elefante..."Scusate, mi è venuta così, non c'entra niente il paragone con i pachidermi, naturalmente...era giusto per rendere l'idea del passaparola.
La memoria del gusto è progetto molto interessante e costruttivo, ideato da Barbara Zattoni, la "cheffa" del Ristorante Pane e vino a Firenze, un vulcano di idee ed energie. Vi riporto direttamente le sue parole al riguardo:
"Avete anche voi, perchè vostro, o perchè ereditato, o di famiglia, un quaderno di ricette? Avete una ricetta di un piatto tipico della vostra famiglia, la ricetta di una zia, della nonna, di vostra madre? Fatecela avere insieme ad alcune informazioni sulla sua origine, quali luogo, data, nel senso di periodo (es. attuale, anni 70 etc.). Anche altre informazioni tipo piatto della domenica, delle feste... Non avete la ricetta ma potete soltanto descriverci, anche grossolanamente, il piatto e gli ingredienti principali. Sono tutte informazioni preziose. Vorremmo pubblicarle, intanto sul sito, poi si vedrà. Organizzarci un cena al ristorante. Anche ricostruire la ricetta completa a partire dalle indicazioni, seppur incomplete, che voi avete recuperato. Una operazione di archeologia del sapere che è memoria del gusto e patrimonio culturale."
Questa la pagina su FB, dove è più facile interagire:
Che aspettate? Partecipate numerosi! E magari se poi ci sarà una cena con le ricette raccolte, potrà essere un'occasione per incontrarsi: in fondo Firenze è a metà strada un po' da tutta l'Italia.
Io l'ho buttata lì.
Buona domenica a tutti/e.
Smack!
L'elefante Claudia che si dondola su una ragnatela...
giovedì 27 gennaio 2011
Liberiamoci del maiale!
Aderisco...tristemente...ma volentieri, alla simbolica iniziativa di Norma Carpignano, qui i dettagli
Rispondo all'appello: sono disgustata anche io dal comportamento del "nostro" Presidente.
"...Chi è disgustato quanto noi dovrebbe pubblicare entro domenica 6 febbraio una ricetta in cui il maiale sia protagonista…non importa se cucinerete un sontuoso carré o un panino alla mortadella, non è un vero e proprio contest, ma un’iniziativa di dissenso… fotografate un wurstel, se non avete tempo di cucinare, ma partecipate ugualmente! E per i bloggers non-food, sarà sufficiente aprire un post e commentare… a ruota libera!"
Rispondo all'appello: sono disgustata anche io dal comportamento del "nostro" Presidente.
"...Chi è disgustato quanto noi dovrebbe pubblicare entro domenica 6 febbraio una ricetta in cui il maiale sia protagonista…non importa se cucinerete un sontuoso carré o un panino alla mortadella, non è un vero e proprio contest, ma un’iniziativa di dissenso… fotografate un wurstel, se non avete tempo di cucinare, ma partecipate ugualmente! E per i bloggers non-food, sarà sufficiente aprire un post e commentare… a ruota libera!"
Ed ecco la ricetta che mando in campo.
martedì 21 dicembre 2010
Licenziamo il parlamento!
Aderisco all'iniziativa del blog di Viviana...con vero piacere!
Al Parlamento Italiano
(630 Deputati e 321 Senatori - licenziamo anche quelli a vita)
Raccomandata A.R.
Oggetto: notifica di licenziamento
Egregi Signori,
siamo spiacenti di informarVi che abbiamo deciso di rinunciare alla Vostra collaborazione. Tale provvedimento viene adottato per la seguente motivazione:
Per i giorni di mancato preavviso non Vi verrà corrisposta alcuna indennità sostitutiva.
Vi invitiamo a prendere contatto con l'Ufficio Personale per il ritiro delle Vostre spettanze e dei documenti lavorativi.
Distinti saluti.
Firma
Il Popolo Italiano
![]() |
(630 Deputati e 321 Senatori - licenziamo anche quelli a vita)
Raccomandata A.R.
Oggetto: notifica di licenziamento
Egregi Signori,
siamo spiacenti di informarVi che abbiamo deciso di rinunciare alla Vostra collaborazione. Tale provvedimento viene adottato per la seguente motivazione:
- sottrazione di beni aziendali nell'esercizio delle proprie mansioni (specie se fiduciarie)
- condotta extralavorativa penalmente rilevante ed idonea a far venir meno il vincolo fiduciario
- abbandono ingiustificato del posto di lavoro
- reiterate violazioni del codice disciplinare di gravità tale da condurre al licenziamento (basterebbe la rissa di ieri)
- rifiuto ingiustificato e reiterato di eseguire la prestazione lavorativa/insubordinazione
Per i giorni di mancato preavviso non Vi verrà corrisposta alcuna indennità sostitutiva.
Vi invitiamo a prendere contatto con l'Ufficio Personale per il ritiro delle Vostre spettanze e dei documenti lavorativi.
Distinti saluti.
Firma
Il Popolo Italiano
mercoledì 10 novembre 2010
Un pinzimonio per Mr B.
Eccomi qua come promesso caro Mr B, stasera ti invito a cena! Così forse mangiando stai un po' zitto e la smetti di lasciarci "senza parole". L'ultma volta che hai parlato hai proprio toccato il fondo: “meglio essere appassionati di belle ragazze che gay.” Già è inacettabile qualsiasi discriminazione, ma ora, addirirttura un Presidente del Consiglio che "invita" all'omofobia...questo è profondamente inaccettabile...e basta la storia delle battute...se vuoi continuare a far ridere la gente, torna a suonare al pianobar!!
Bene stasera ti riempiremo la bocca di finocchi. Qua a Firenze il modo più semplice ed immediato per mangiarsi questo ortaggio è giusto...il pinzimonio con l'olio "novo".
Ingredienti
Finocchi
sedani
carote
olio e.v.o. nuovo
sale e pepe
Preparazione
Lavate e pulite bene tutte le verdure. Riempite delle ciotoline con l'olio e sale e pepe a piacere e intuffatevi le verdure croccanti! Tutto qua. Buon appetito!!
Bene stasera ti riempiremo la bocca di finocchi. Qua a Firenze il modo più semplice ed immediato per mangiarsi questo ortaggio è giusto...il pinzimonio con l'olio "novo".
Ingredienti
Finocchi
sedani
carote
olio e.v.o. nuovo
sale e pepe
Preparazione
Lavate e pulite bene tutte le verdure. Riempite delle ciotoline con l'olio e sale e pepe a piacere e intuffatevi le verdure croccanti! Tutto qua. Buon appetito!!
martedì 9 novembre 2010
Aderiamo tutti insieme contro l'omofobia e tutte le discriminazioni!
Dal blog di Gaia celiaca, un'iniziativa importante che spero avrà grandi adesioni, anche se il tempo è poco. Io non posso non partecipare...oltre tutto sono di Firenze!!! Qui il regolamento, e questo il banner da esporre! Mi unisco anch'io all'augurio collettivo:
Buon appetito Mr. Berlusca!!!!
P.S. Neanche a farlo apposta oggi avevo deciso di mangiare i finocchi...nudi e crudi...come si fa qua in Toscana!!!!!
Iscriviti a:
Post (Atom)











































